I danni all’export dovuti al conflitto russo-ucraino

Il conflitto russo-ucraino sta causando sempre più danni non solo a livello umanitario, ma anche in termini di economia e mercato.

Il 53% del fabbisogno globale di olio di semi di girasole dipende proprio dall’importazione diretta dai territori della Federazione Russa e dell’Ucraina.

Oltre a ciò, i territori est-europei rappresentano importanti punti commerciali anche per il commercio del grano; ingrediente chiave per la produzione di moltissimi alimenti.

Attualmente parliamo di circa 800 milioni di persone sfamate grazie all’export delle materie prime in questione.

Le industrie alimentari, specializzate nella produzione di pasta, pane e altri derivati del grano, stanno iniziando a soffrire l’assenza del commercio estero per gli ingredienti base dell’economia di settore.

Cause e conseguenze del rincaro prezzi

Nonostante l’esistenza di produzioni nazionali, l’Italia provvede al raggiungimento del fabbisogno, di grano e olio di semi di girasole, importando le materie prime dai territori attualmente in conflitto.

Anche se il suolo italiano importa solo il 3,1%, il decadimento di questi scambi commerciali potrebbe rappresentare una grave perdita per il suo settore alimentare.

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L’impennata del prezzo complessivo non è generato unicamente dal disfacimento dei campi per la coltivazione di grano, semi di girasole, mais e semi di colza.

Anche il rincaro del carburante sta favorendo, in modo significativo, all’inflazione che sta danneggiando il mercato globale delle materie prime.

È, infatti, il sistema d’esportazione ad aver favorito, fino ad ora, la possibilità di uno scambio vantaggioso in termini economici e commerciali.

Ma con l’aumento dei prezzi relativi al trasporto, è inevitabile un parallelo aumento nei costi di produzione e di scambio.

Import ed Export duante il conflitto russo-ucraino

I reali danni, causati dal conflitto, colpiscono gravemente il processo di importazione del grano tenero, ingrediente destinato alla produzione di dolci e pasta fatta in casa.

L’Italia importa, ogni anno, circa 122 mila tonnellate di grano tenero (zero di grano duro) dall’Ucraina e circa 72 mila tonnellate dalla Russia (territorio dal quale sono state importate anche 51 mila tonnellate di grano duro).

Dall’ultimo lavoro di report, fornito dalla CAIUnione dei Consorzi Agrari d’Italia – i prezzi del costo del grano tenero sono saliti del +13%.

Tra gli altri rincari significativi, abbiamo anche il mais, che ha visto il proprio costo salire del +29% su tutto il mercato globale.

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L’importanza del grano est-europeo

Russia e Ucraina costituiscono l’1/3 del commercio mondiale di grano (circa il 29%).

Raggiunge il 19%, invece, l’export di mais destinato all’allevamento animale.

Mentre, copre l’80% l’importazione di olio di semi di girasole, proveniente dai territori in guerra.

Attualmente vediamo un aumento del +10% per il costo del pane, dovuto non solo alle materie prime di importazione, ma anche al costo del carburante; aumento che possiamo ancora definire contenuto.

Sta di fatto che, in accordo con gli studi dell’Unione dei Consorzi Agrari Italiani, gli effetti del conflitto russo-ucraino persisteranno, nel mercato globale, ancora per molto tempo.

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Francesco Del Prete

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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